MOROSE
"PEOPLE HAVE CEASED TO ASK ME ABOUT YOU"
FORMAT: CD
CAT N.: SS012
OUT: MAY 2005
PRICE: 8,00 €

 



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Tracklisting: Ich bin der grosse derdiedas / Words are playthings MP3! / Some squeaking bones MP3! / Francoise & Christophe / Un plaisir funeste / Cascando / Imaginary walk in Grozny / Mourning song / Lonesome


È un disco fatto di voci e i rumori del quotidiano si mischiano con naturalezza a melodie semplici e suoni piccoli. Se non avete paura degli album che funzionano meglio nelle giornate in cui avete voglia di stare per conto vostro, difficilmente troverete atmosfere più autentiche di queste in cui crogiolarvi.
Rolling Stone
"Se a voi piacciono Devendra Banhart, le Cocorosie, Bonnie Prince Billy, oppure Smog, la musica proposta dai Morose fa per voi."
D - La Repubblica delle Donne
"Rumori appena sfiorati, quasi distrattamente, quasi in un flusso di coscienza, suonano in casa, magari davanti al caminetto. Sweethome-fi più che lo-fi dovrebbe essere la definizione." Label Mag
Un disco da ammirare per bellezza, omogeneità e coerenza. Triste, ma mai disperato. Difficile, ma mai ostico. Oscuro, ma mai buio.
Un disco da ascoltare e riascoltare, potendone cogliere sempre nuove sfumature: bravi, bravi, bravi. 4/5
MusicbOOm
C'è qualcosa di speciale che alberga delle nove canzoni di "People Have Ceased To Ask Me About You", qualcosa che si stacca dalla media dell'indie per raggiungere e diventare qualcos'altro. Il ritmo è lento, e l'unica cosa che ti ricordi - oltre alla bellezza siderale delle canzoni, tutte, indistinte - sono i delicati arpeggi di chitarra acustica, i fraseggi strumentali tanto evanescenti quanto intensi e le parole sussurrate nel microfono come a non voler interrompere una magia che sembra farsi sempre e sempre maggiore.
Extra! Music Magazine
Malinconia, disincanto, dolore, turbamento: i toni e gli umori che dominano il secondo lavoro dei Morose abitano stabilmente quella zona di luce diafana e tremula che separa il giorno dal buio, l'ansia dalla consolazione, il dubbio dalla speranza. Un disco ispirato, colto e franco nel quale la forbitezza dell'eloquio sonoro non minaccia mai la fruibilità delle canzoni, la loro immediata e genuina capacità di suggestione.
Rockerilla
I Morose raccontano stavolta la fine della fine, la sua nostalgia e dunque il suo ritorno. Il silenzio eloquente degli altri si traduce in spazi acustici liquidi dai quali si cerca di nuotare via in fretta pur godendosi la vertigine del naufragio. La discesa avviene nel segno dei Black Heart Procession e di certa scena di San Diego, ma Davide Speranza e soci inciampano anche nelle ascendenze sonore più morbide di Yann Tiersen ("Francoise e Christophe") e dei Dirty Three.
Il Mucchio Selvaggio
Gli spezzini Morose a partire dal titolo assai evocativo disegnano pastelli di malinconia riflessiva utilizzando idiomi - inglese, francese e tedesco - e suggestioni che denotano quell'amore per il proprio mestiere che ormai è così raro. "People have ceased to ask me about you" è musica panoramica, naturale, che parla ai valori dal momento in cui inizia (7/8)
Blow Up
I Morose possiedono canzoni belle e amare come Words are playthings e l'istante di Francoise & Cristophe, violoncello e fisarmonica, un po' Bedhead al principio poi qualunque nome vi venga in mente possa far rima col concetto di spleen e la parola malinconia. Voto: 4/5
Rumore
Un disco bellissimo. Scuro tanto da suonare quasi inquietante. Malinconico, misterioso e romantico. Intimo e delicato. Canzoni folk rock fragili e dolenti quanto affascinanti.
Freak Out
"Scarnificatevi, così come il suono (questo suono…) ha deciso di fare, rasentando la disperazione, cullandovi al limite del suo mistero, abbagliando i vostri occhi con luccichii indecifrabili, nuances inquietanti e inquiete. E' tutto uno stupito, muto auto-contemplarsi. La musica dei Morose descrive un mondo in cui è possibile fissare le rovine con sguardo finalmente rassegnato perché, in fondo, pacificato."
Onda Rock
I Morose dimostrano di aver saputo affilare ulteriormente le proprie armi, riuscendo a far precipitare l’ascoltatore nel loro grigio e denso universo sonoro.
Music Club
Chitarre acustiche che s’intrecciano tessendo delle trame di materia finissima, voci sussurranti che s’amalgamano creando malinconiche visioni ed una parte ritmica quasi invisibile, a non coprire le suggestioni a cui è sottoposto l’ascoltatore; un sound originale che ci proietta visioni d’acquerelli con colori opachi e pennellate dolci e sensuali.
Alternatizine
E' un piacere constatare come ora, al posto del lato buio di San Diego ci siano i vicoli nebbiosi europei. L'intero album ha un ritmo lento e diluito tra malinconie e vibrafoni, tastiere, melodie cadenzate, archi e fisarmoniche. E' avvolto da uno spleen da uscio di bettola, molto suggestivo e quasi psichedelico nelle sue rifrazioni d'inizio secolo. Nel suo essere molto europeo ed estremamente "sentito", People Have Ceased… brilla di luce propria. Defilato e sommesso, quanto incantevole.
News
L’arte dei Morose ha qualcosa d’insondabile che svela le ragioni per tentare di continuare a vivere in solitudine, informa la battaglia campale contro la depressione fagocitante di un mondo indifferente al dolore ed all’assurdità. 7.2/10
Sentire Ascoltare
"People have ceased to ask me about" è incentrato su percorsi notturni, tristi, sofferenti. Buona prova di D. Speranza alla voce, che aumenta la tristezza che pervade tutto l'album. Non dobbiamo aspettarci un album da ascoltare sempre, ammettiamolo, ma deve essere premiata la qualità, l'intenso filone emotivo che si insinua in ogni canzone.
Indiezone
Ecco lo scatto che ci aspettavamo. Nel punto previsto, perché chi ha talento se ne frega delle tattiche. Parte e va. E noi osserviamo la fuga, inutile dirlo, al rallentatore, con gli occhi attenti ad ogni singola pedalata, temendo possibili forature o cadute. Non avverranno. Un'atmosfera notturna perenne, attraverso un cantato tanto indolente quanto lieve nell'appoggiarsi ad inserti elettronici minimali ed a suoni rubati all'esterno. Ad accompagnarli carezze acustiche violente nella loro ineluttabilità, dolorose perché intense e generate da un approccio mai così drammatico. E' una musica inesorabilmente sofferta, in cui la pacatezza della scelta strumentale non è altro che l'ennesima accettazione di uno stato di fatto, in cui anche la ribellione assume il significato di utopia. Ben più di una conferma. Semplicemente una perla nera che ci auguriamo sia ammirata da più persone possibili.
Kronic
Minimalismo come può esserlo quello di un Leonard Cohen agli esordi o del miracoloso Nick Drake di “Pink Moon”: corde pizzicate, tasti accarezzati, accenni di xilofono, percussioni desolate e monotone; musica invernale. Non c’è più progressione possibile, solo splendida cristallizzazione.
Kalporz
Questo nuovo disco è una rappresentazione dell'apocalisse, con i suoni che rimbombano nelle orecchie. Siamo di fronte a 40 minuti scarsi di musica di una intensità davvero pazzesca. E' un ascolto doloroso, che richiede impegno, ma che dà delle enormi soddisfazioni. Una conferma, se serviva, dell'enorme talento di Davide Speranza e soci e del gusto della Suiteside di Monica Melissano che gli pubblica questo lavoro.
Post-it
"Il disco in questione è uno dei migliori ascolti fatti nell’ultimo mese. 8 UDS
"Un concentrato di pop 'intelligente' a tinte tenui: le atmosfere sono quesi sempre oniriche, sognanti, sofferte; gli arrangiamenti ricchi di suoni intessuti con buon gusto." Corriere Mercantile
This new CD by Morose is a great album, glowing with openness, melancholy and charm.
Monochrom (Austria)

MOROSE
"ON THE BACK OF EACH DAY"

FORMAT: CD cartoon sleeve
CAT N.: SS014
OUT: OCTOBER 2006
PUBLISHER: DE FERRARI & DE VEGA srl
PRICE: 10,00 €

 



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Tracklisting: We Guarantee Disappointment / Beginning of the End / Rain Dance / Foie de Dinde / The Eyes Closed / Drowned Gramophone / Haven't You Noticed? / Cry Faugh! / Juròdivyi / Blessing in Disguise


On the Back of Each Day. The third album for Morose, a mirror for an history rich in deep, texture, references. Morose are musicians in the oldest sense of the word, for them art becomes the only way to deal and to cope with the everyday life and its rules. Their music is intense, not always easy to be digested as it soaks into wide realms of darkness, empty landscapes, introversion and literary quotes. Their sound, created with acoustic guitar, electronics and inserts of trumpet, piano, clarinet and other weird instruments, can for sure appeal those who love Will Oldham, Current 93, Matt Elliott, David Thomas, Dirty Three. OTBOED has been produced by Fabrizio Modenese Palumbo (Larsen, XXL), at O.F.F. Studios in Torino in late July '06.

Intensi, delicati, atipici.
I Morose sono un gruppo con una storia, intessuta di ascolti, letture, esperienze di gruppoe personali. "On the Back of Each Day", il terzo album, è stato registrato a Luglio a Torino, presso gli O.F.F. Studios, con la produzione artistica di Fabrizio Modenese Palumbo (Larsen, XXL). Chitarra acustica, clarino, tromba, campionamenti, tastiere, a creare atmosfere ispirate che riscattano - o perlomeno si propongono di riscattare - da quelle che lo stesso trio chiama "le bassezze del mondo". Musica come esperienza catartica di creazione di una realtà più accettabile seppur imperfetta.
Musica che necessita di un ascolto non distratto, suoni in bianco e nero, ma con tutte le sfumature possibili dei grigi.
Per chi ama Will Oldham, Current 93, , Matt Elliott, David Thomas, Dirty Three.

www.moroseismoroseismorose.com

Interviste on line

Rockit - intervista, report del tour francese + promo digitale (con brani live)
Rocklab - intervista
Il Mucchio - intervista (è richiesta la registrazione)
Kronic - intervista

Colpisce l'unicità del percorso artistico dei Morose. Spieghiamoci meglio: i Morose sono autori di un suono fortemente europeo. Caldo ma distaccato, compassato ma pulsante. Gran disco, lontano dalle cose di tutti i giorni. Voto: 8 Rossano Lo Mele - Rumore
Un buco nero, un gorgo senza fine: il pessimismo cosmico del trio spezzino protrae a un tempo le sillabe e la lentezza malata di "People have ceased to ask me about you" dentro un granito di dolente spettralità. (7/8) Blow Up
Un suono dilatato e umbratile che si rivela via via sempre più caldo, intenso e prodigo di suggestioni, sospeso com'è in una dimensione onirica sorretta per lo più da leggiadri ceselli di chitarra classica, da squisite pennellate di tastiere elettroniche e non, da limpidi fraseggi di tromba.
Mucchio
Un disco che definire fenomenale è poco. Le dieci canzoni di questo bellissimo album hanno il potere catartico di farti attraversare la malinconia più fosca, un immaginario in bianco e nero o tutt'al più seppiato e un pugno di storie calate in una dimensione astratta e senza confini definiti, facendotene uscire pemeato di dolce e profonda poesia. Un risultato che non ammette ascolti distratti o passaggi affrettati e che, proprio per questo, incide in profondità.Consigliatissimo.
Buscadero
Un disco che è la rivelazione di un mondo sommerso, oscuro, quasi inaccessibile , impalpabile. Un lungo viaggio, a tratti perverso, negli abissi di disperate e disperanti drinking songs...ipnotiche divagazioni di piano, ketron, tromba e campioni a dare voce agli angoli più oscuri del nostro animo. 7/10
Rockerilla
Melodie che sembrano provenire da un'altra dimensione, da cui i suoni escono attutiti e ogni gesto appare lontano, slegato da immediata necessità. L'intento di costruire una colonna sonora che segua le rotte dell'emozione e degli echi infiniti del proprio paesaggio interiore. Rocksound
"On The Back Of Each Day" è l’apice di una storia musicale e letteraria, personale eppure attenta al fluire delle cose. Le trame acustiche e le tastiere si incastrano alla perfezione, per lasciare sfogare in uno slow-core autorale tromba e clarino, impregnando di campionamenti da notte allucinata il substrato di base. Kronic (In Primo Piano)
Un lavoro perfettamente riuscito prodotto in maniera impeccabile da Fabrizio Modenese Palumbo dei Larsen e suonato ancora meglio dai Morose che vanno così a confermare la loro incredibile personalità artistica dando all'ascoltatore qualcosa di magico ed estasiante, qualcosa che si ricorda. Rocklab
Quasi fosse un periglioso e lungo viaggio dell'anima, questo disco ci costringe a fare i conti con le ambiguità e le paure che l'anima stessa dissimula e nasconde. In esso i Morose vogliono come metterci alla prova e nel farlo danno vita a una sintesi di suoni e di stili, che li consacra quali autori di sommo valore, non solo su scala nazionale, ma internazionale.
Music Club

La poesia è la chiave di lettura primaria di un disco come ‘On The Back Of Each Day’. Un lavoro sospeso tra analisi interiore, calma riflessiva e intensa evocazione sentimentale. Un lento succedersi di arpeggi acustici, note di pianoforte, tastiere cosmiche, voce narrante e trombe che marcano ancora più a fondo il senso di isolamento che si percepisce. Fragile bellezza sonora allo stato puro.
Music Club 2
Quella dei Morose è la visione pessimistica di chi ha avuto modo di fissare negli occhi l’abisso e ha scoperto, suo malgrado, di farne parte: cerca disperatamente di mettere da parte gli umori più melanconici, dolcemente perduti, ed è pronto a trasformarli in rumore. Perché è l’unica cosa con cui potrà, forse, combattere ciò che lo circonda. Per ora resta il pianto sommesso, avvolgente e unico, di chi ha conosociuto la consapevolezza. Un album da restare senza fiato, se lo si capisce veramente.
Kalporz
L’album si dimostra opera visionaria e visuale, capace di colpire in profondità con le sue lentezze e di creare dal nulla espressionismo d’alta scuola, suggestioni prepotenti, catarsi lancinanti. (7.5/10) Sentire Ascoltare
Un disco di una bellezza intensa e delicatissima, perché fuori dal tempo, fuori dalle mode, fuori dal mucchio. Ma dentro il cuore. E lì non c’è spazio per le finzioni, gli atteggiamenti o le pose.
Rockit (Prima Scelta)
Molti, da quello che leggo riguardo ad ‘On the Back of Each Day ‘, ne mettono in evidenza l’aspetto cupo, e parlano di un risvolto misantropico o addirittura di un pessimismo cosmico. Credo sia più corretto, come scrivevo, dire della grande malinconia, e della ricerca estetica approfondita dei Morose.
FreakOut
Il gruppo ha spostato in modo continuo e quasi millimetrico gli assi portanti del suo sadcore, ma in modo assolutamente spontaneo, poetico, quasi silente. Anti-demagogico, verrebbe da dire. Onda Rock
È un disco che ha qualcosa di Satie, di un andare parigino, di una morra cinese giocata per le ultime caramelle del barattolo.
Ha qualcosa di un’implacabilità eterea, scodinzolante, farraginosa eppur coriacea.
Un disco che non passa, e ritorna, carezzevole e carezzato, e caritatevole. Hate TV
Un album d’une beauté incommensurable à l’instar du morceau clôturant l’album (Blessing in disguise). Le mélange des cuivres (clarinette, trompette), du mélodica, du piano et de chœurs élégiaque est à tomber par terre.
Foutraque (FR)
Belle canzoni, atmosfere avvolgenti ed austere, fanno di questo disco un piccolo lume prezioso da accendere nelle nostre notti più desolate e silenziose.
Perchè No